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Potenziamento o impoverimento?

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Maria Luisa Jetti - AISPIScuola

A proposito del decreto Gelmini approvato definitivamente dal Senato il 29 ottobre 2008.

Potenziamento o impoverimento?

Il cosiddetto decreto Gelmini di riforma della scuola, approvato definitivamente dal Senato il 29 ottobre 2008, reintroduce di fatto  famigerato art. 25 del  D.L. del 17 –X-05, offrendo ai genitori dei ragazzi che si iscrivono in prima media la facoltà di utilizzare l’intero monte ore previsto per le lingue straniere (3 per l’inglese, 2 per la seconda lingua) per potenziare l’apprendimento della sola lingua inglese, con vincolo di non cambiare scelta per l'intera durata delle medie.

Venendo meno all’art.125 del Trattato di Lisbona, firmato dall’Italia nel 2007 (in cui l’Europa raccomanda di favorire il multilinguismo nei Paesi della Comunità) e proprio mentre il commissario europeo al multilinguismo, Leonard Orban, afferma che "Il multilinguismo è una risorsa per l’Europa e un impegno comune" e che "la sfida attuale consiste nel ridurre al minimo gli ostacoli per i cittadini e le imprese comunitarie e permettere loro di sfruttare le opportunità offerte dal multilinguismo", il Ministro italiano dell’Istruzione punta sull’inglese come lingua unica, senza minimamente preoccuparsi di valutare l'impatto ambientale prodotto dall’applicazione di tale Decreto e le sue conseguenze linguistiche, economiche e sociali sia in Italia che all'estero. Conoscere una sola lingua straniera significa partire da una situazione di svantaggio socio-culturale, economico e professionale nell’Europa di oggi e ancor più, nel mondo di domani.

In primo luogo, la decisione di potenziare l’inglese va, dunque, contro le direttive europee e rischia di cancellare la seconda lingua straniera dal primo ciclo di istruzione della scuola italiana, con conseguenze negative sulla crescita culturale e sulle prospettive future degli alunni italiani, che si vedranno privati di uno strumento capace di rafforzare le loro capacità cognitive e le strategie linguistiche, in una fascia d’età in cui l’aprirsi a lingue e culture diverse rappresenta l’occasione per crescere, nella consapevolezza e competenza della propria lingua e nella comprensione e il rispetto delle altre. Il potenziamento dell’inglese, lo ripetiamo, è un provvedimento che va contro il diritto degli studenti italiani di essere cittadini a pari titolo e con le stesse opportunità degli altri studenti in Europa, dove l’obiettivo di Barcellona (2002) della comunicazione nella lingua materna e in altre due lingue è, da tempo, garantito.

Se il plurilinguismo ha sempre rappresentato la linfa morale e culturale, capace di alimentare la mente e il cuore dei grandi uomini della cultura, dell’economia, della politica…, nell’attuale processo di mondializzazione, parlare e comprendere più lingue non può essere più il privilegio di pochi fortunati, ma un’opportunità formativa e culturale per tutti i nuovi cittadini di un mondo che cambia rapidamente e nel quale solo chi è aperto verso cambiamenti e diversità, saprà muoversi e crescere come individuo e società, nella tolleranza e nel rispetto reciproco. La ricchezza della diversità linguistica e culturale costituisce una componente fondamentale dell'identità europea e una risorsa indispensabile per una società che aspiri ad occupare un ruolo di prestigio nel contesto internazionale.

Ma c’è di più. Il Decreto Gelmini avrà conseguenze negative anche sul versante dell’occupazione e sull’identità dei numerosi insegnanti di seconda lingua (circa 3000), precari e mai stabilizzati, che per anni hanno lavorato su cattedre di fatto, cioè mai inserite nell’organico di diritto, per una politica di contenimento dei costi, e che scompariranno dalla scuola insieme alla seconda lingua comunitaria.

Di fronte ad un intervento che va contro ogni logica di costruzione della dimensione interculturale del cittadino europeo, che impoverisce la scuola italiana e rischia di aumentare la disoccupazione intellettuale in Italia, aispis chiede il ritiro immediato di ogni provvedimento finora adottato, che non sia in linea con quanto previsto dagli organismi europei che, dal 1995, pongono, tra i cinque obiettivi prioritari per i sistemi educativi e formativi dei Paesi membri dell’Unione Europea, la promozione della conoscenza di almeno due lingue comunitarie oltre alla lingua materna.

Di fronte all’utilitaristico monopolio di un'unica lingua di comunicazione strumentalizzata, aispis chiede con forza al governo di garantire agli studenti e alle studentesse italiane un'educazione plurilingue che preveda:

- la diversificazione delle lingue insegnate nel nostro ordinamento scolastico

- l'aumento dell’offerta linguistica

- l'apprendimento delle lingue lungo tutto l'arco della vita

- la creazione di ambienti e situazioni favorevoli all'apprendimento di più llingue non solo a scuola

(Scuola e Lavoro - Febbraio 2009)

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